La Cgil predica lavoro e razzola ozio

La disoccupazione giovanile in Italia è arrivata in novembre al  37 per cento, con un aumento di 0,6 punti in un mese, ai massimi dal 1992. Per attutire il messaggio negativo di questo dato non vale osservare che in Grecia e in Spagna essa è attorno al 56-57 per cento, perché in questi due stati prima della crisi ci fu un boom su basi fittizie; e ora la disoccupazione globale ha superato il 25 per cento. In Italia, invece, non c’è stata la bolla speculativa vista in altri paesi, e l’occupazione aveva solide basi. Leggi Il Pd e il giochino delle agende
6 AGO 20
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La disoccupazione giovanile in Italia è arrivata in novembre al 37 per cento, con un aumento di 0,6 punti in un mese, ai massimi dal 1992. Per attutire il messaggio negativo di questo dato non vale osservare che in Grecia e in Spagna essa è attorno al 56-57 per cento, perché in questi due stati prima della crisi ci fu un boom su basi fittizie; e ora la disoccupazione globale ha superato il 25 per cento. In Italia, invece, non c’è stata la bolla speculativa vista in altri paesi, e l’occupazione aveva solide basi. Tanto è vero che, in novembre, il tasso medio di disoccupazione era l’11,1 per cento contro quella della media europea dell’11,4. Ma mentre la disoccupazione totale dal novembre 2011 al novembre 2012 in Italia è salita di 1,8 punti, quella giovanile è aumentata di 5 punti. Questo “spread” è in larga parte dovuto, oltre che ovviamente alla recessione economica, ai veti opposti finora a una riforma del mercato del lavoro da parte di Susanna Camusso, segretario del sindato Cgil, e ai corporativisti che hanno sostenuto questa linea nel corso di questi mesi (e anni). Linea che è consistita in una lotta sistematica alla legge Biagi, nell’illusione che aumentassero le assunzioni a tempo indeterminato rendendo più gravoso il peso dei contributi, più rigidi i contratti atipici e impedendo alle partite Iva di lavorare per un solo soggetto.
A ciò si è aggiunta la lotta senza quartiere alla flessibilità dei contratti a tempo indeterminato e alla contrattazione periferica, attuabili con le formule di Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, e con l’articolo 8 del decreto dell’ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Una linea contraddittoria che ha in particolare schiacciato le possibilità di occupazione flessibile nel settore dei servizi – in cui ai giovani è più facile l’accesso – soprattutto per l’occupazione a tempo parziale o temporanea. Una responsabilità per il gravoso spread fra la disoccupazione giovanile e quella complessiva, però, lo ha anche Confindustria che, mentre criticava il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, per aver accolto gli emendamenti del Pd alle modifiche dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, non faceva nulla per aiutarla a resistere a tale pressione sindacale e politica. Anzi, ha continuato a tenere ibernato l’articolo 8 e a coccolarsi la Cgil nel solito patto neo corporativo.